World Terraced Landscapes: History, Environment, Quality of Life

A cura di Mauro Varotto, Luca Bonardi, Paolo Tarolli | Editore: Springer, 2018

This volume offers a deep and multifaceted insight into the remarkable heritage of terraced landscapes in Italy, in Europe and in the World. It presents a geographical overview on some of the most important terraced systems in the world (first part), and a multidisciplinary approach that aims to promote a multifunctional vision of terraces, underlining how these landscapes meet different needs: cultural and historical values, environmental and hydrogeological functions, quality and variety of food, community empowerment and sustainable development (second part). The volume offers a great overview on strengths, weaknesses, functions and strategies for terraced landscapes all over the world, summarizing in a final manifest the guidelines to provide a future for these landscapes as natural and cultural heritage.

Recensione di Sara Bonati
Nel novembre del 2018 l’Unesco ha iscritto ‘l’arte dei muretti a secco’ tra i patrimoni intangibili dell’umanità. L’iscrizione è stata promossa da otto paesi europei: Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Italia, Slovenia, Spagna e Svizzera. Il testo della nomina racconta della semplicità del gesto e della maestria nello svolgerlo. I muretti a secco sono descritti come il risultato della sovrapposizione di pietre l’una sull’altra, senza il supporto di altri materiali, fatta eccezione (in taluni casi) per la terra secca. L’arte consta dell’abilità di scegliere e posizionare le pietre, garantendo la stabilità dei muretti. Si potrebbe insinuare che la loro storia è la storia dell’umanità. Percorrendoli, si ripercorrono le fasi e i cambiamenti che hanno avuto luogo nello spazio e nel tempo in diverse civiltà. Esiste un’incredibile varietà di muretti adibiti ad usi differenti. Dall’organizzazione degli spazi sociali e di lavoro, all’attività produttiva, ma anche al contingentamento dei versanti, svolgendo una funzione fondamentale di fronte ai rischi di frane, alluvioni, erosione, valanghe, ecc.
Il riconoscimento Unesco ci ricorda, tuttavia, che essi non vanno letti come muri di divisione o barriere, ma piuttosto come elementi di congiunzione e dialogo tra culture e territori. I muretti a secco sono considerati, cioè, il simbolo di una cultura della sostenibilità, che ricorre a materiali locali, rispetta le condizioni del territorio, integrandosi con il paesaggio in modo armonico. Una cultura che passa attraverso il lavoro; lavoro che Marx, come ci ricorda Neil Smith in Uneven development: Nature, capital, and the production of space (1984), definiva essere il motore dei paesaggi, nel quale si perpetua l’interazione dinamica tra natura e società. Con il passaggio all’era industriale, tuttavia, i paesaggi terrazzati hanno vissuto una fase di profonda crisi, che in molti contesti ha incrinato la loro valenza economica e sociale, sancendone, nei casi più critici, la scomparsa. Questo processo ha riguardato in particolare quelle aree nelle quali il sistema agricolo intensivo non ha trovato terreno suscettibile di colonizzazione, non consentendo quindi alle produzioni terrazzate di essere competitive sul mercato. Esistono tuttavia notevoli esempi di sopravvivenza di questi modelli, che hanno contribuito ad alimentare uno sguardo differente.
Alla costruzione di questo nuovo sguardo sui paesaggi terrazzati ha certamente contribuito in modo centrale l’Itla (International terraced landscapes alliance), il cui lavoro e alcuni dei risultati di ricerca più interessanti sono racchiusi nel volume collettaneo curato da Mauro Varotto, Luca Bonardi e Paolo Tarolli. L’Alleanza, che opera dal 2010, non ha solo promosso studi sui paesaggi terrazzati, consentendo di ampliare la conoscenza sul tema, ma ha soprattutto dato voce a chi continua a forgiare questi paesaggi, scongiurandone la definitiva scomparsa. La rappresentazione che l’Itla offre non è, quindi, solo un momento fondamentale di knowledge sharing ma anche di pianificazione per il futuro. Vengono così proiettati sui muretti i desideri, le speranze e le prospettive dei diversi attori. Non mancano, quindi, elementi di contraddizione e di conflitto entro questi contesti, nei quali sguardi diversi continuano a coesistere. Da una parte chi si è adeguato o cerca di adeguarsi al modello economico dominante, e dall’altra chi predilige una produzione di sussistenza. Uno dei principali elementi di conflitto, ad esempio, riguarda la valenza stessa dei muretti, in molti casi letti come simbolo della proprietà, piuttosto che come elemento di integrazione.
Tutto ciò emerge in modo evidente nel volume, quale risultato della terza conferenza Itla, tenutasi tra Padova e Venezia nel 2016 (altre conferenze si sono tenute nel 2010 a Mengzi, nel 2014 a Cuzco, e nel 2018 alle Isole Canarie). Come indicato dai curatori nell’introduzione, obiettivo è fornire una maggiore comprensione dei paesaggi terrazzati e farne comprendere l’importanza, promuovendo un modello di sviluppo sostenibile. Convinzione dominante all’interno dell’intero volume è che il terracing rappresenti – come dice Mauro Agnoletti nella prefazione – una “pratica ecologica sostenibile che consente di distinguere tra agro-culture resilienti e non”. Allo scopo di promuovere questo modello, l’Alleanza lavora per mettere in contatto progetti e territori appartenenti ai diversi continenti.
Il volume parte da uno sguardo storico e geo-morfologico, per giungere a discutere nuovi modelli contemporanei e prospettive per il futuro. Parole chiave rintracciabili al suo interno sono abbandono, resilienza, e partecipazione. Ciò che emerge in modo preponderante, dunque, è la consapevolezza del valore dei muretti, patrimonio oggi fortemente a rischio. Da qui la necessità di ridare significato a questi paesaggi, attraverso strategie di pianificazione alternative e sostenibili, e soprattutto attraverso il dialogo con gli attori del territorio. L’approccio partecipativo è quindi inteso come strumento utile a identificare nuove vie di sviluppo e dare nuova vita ai muretti e a ciò che essi rappresentano. Simboli resilienti, i muretti diventano essi stessi oggetto di azioni di resilienza per consentirne la sopravvivenza.
Il volume si divide in due parti. La prima parte propone una rassegna sulla diversità dei paesaggi terrazzati. La seconda parte ha una funzione più interpretativa, con l’obiettivo di identificare e analizzare problemi e funzioni. Vengono quindi considerate le metodologie di studio e le strategie di promozione del territorio.
Entrando nel dettaglio dei singoli capitoli, la prima sezione si apre con il contributo di Luca Bonardi che definisce le origini delle highly specialised regions nell’area mediterranea, soffermandosi in particolare sulla viticoltura. Segue quindi il capitolo di Varotto et al. che presenta i principali risultati del progetto MAPTER, finalizzato a offrire una prima stima dei sistemi terrazzati italiani. Momirski racconta quindi i terrazzamenti sloveni, soffermandosi sul loro valore archeologico. Segue il contributo di Blanc, che presenta la complessità dei terrazzamenti francesi, concentrandosi in particolare sulla distinzione tra food terraces e terraces of need. Sono quindi discussi in sequenza i sistemi terrazzati in Spagna (Asins-Veli; Romero Martin et al.), Perù (de Mesquita) e Messico (Pérez Sanchez). Interessante il contributo di Marshall sui terrazzamenti australiani, eredità lasciata dai migranti svizzeri giunti sull’isola.
La seconda parte è destinata invece ad offrire una ‘visione multifunzionale dei paesaggi terrazzati’. Al suo interno si possono individuare diverse prospettive di analisi. La sezione si apre con il contributo di Ferrarese et al., dedicato alle metodologie di mappatura utilizzate per l’analisi dei terrazzamenti italiani e alla loro importanza nella valutazione del ruolo sociale, economico e ambientale che questi sistemi giocano. Segue quindi il capitolo curato da Tarolli et al., che affronta l’annoso problema dell’abbandono dei muretti e le conseguenze che questo processo ha sulla stabilità dei versanti, a partire dall’analisi del caso di studio offerto dalla regione Liguria. Il contributo di Ceccarelli propone invece un’interessante disquisizione sul ruolo che i terrazzamenti possono avere nella conservazione della biodiversità, attraverso la promozione di percorsi partecipativi (è affrontato in particolare un esempio di participatory plant breeding nell’area di Kuhlan Affar, in Yemen), con conseguenti benefici anche sulla salute e per ciò che concerne l’adattamento al cambiamento climatico. A questo segue il lavoro di Jiao et al., che offre uno studio comparativo tra i modelli e i servizi ecosistemici nella zona di Satoyama in Giappone e di Hani in Cina. Il capitolo di Acovitsió ti-Hameau affronta invece il ruolo che i muretti hanno nella costruzione di un’identità collettiva, in quanto strumenti che partecipano a strutturare le società e a costruire una memoria condivisa. Seguono quindi alcuni capitoli più inclinati verso l’analisi economica, come i contributi di Torquati et al. e Girard et al. (quest’ultimo focalizzato sull’economia circolare), e sulle possibilità di sviluppo turistico (Terkenli et al.). Sono infine affrontate alcune analisi dei modelli di governance e pianificazione (contributi di Corrado e Durbiano; Fontanari e Patassini; e Marson, che si sofferma in particolare sul ruolo degli osservatorî del paesaggio).
A chiusura è inserito il manifesto Choosing the future for terraced landscapes, stilato in occasione della conferenza italiana. In esso si legge: “The solutions can be based upon, and justified by, the long-term public benefits that terraced hillsides can yield: the prevention of soil erosion, the mitigation of climate change, the control of flooding and effective management of water systems; the protection and enrichment of agrobiodiversity and ecosystems; the diversification of rural economies by adding value to different food, seeds and crops; the educational value of heritage and cultural landscapes, and of the human and natural stories which they embody; the beauty and attraction of these landscapes for leisure and tourism. This rich range of benefits or ‘ public goods’ justifies a new governance and the injection of communal resources— at local, regional, national, continental, or global scales— into the maintenance, and where necessary the redemption, of terraced lands” (p. 352). Nella lettura del volume, dunque, si osserva come l’obiettivo finale sia quello di dimostrare quanto il manifesto sancisce, ossia la correlazione tra recupero dei terrazzamenti e benefici socio-economici. I contributi si muovono sapientemente nella direzione di evidenziare le potenzialità che questi paesaggi offrono e quanto la loro scomparsa rappresenti una perdita notevole per i territori e le loro popolazioni.
In conclusione, il volume ha l’ambizione (pienamente raggiunta) di offrire uno sguardo il più esauriente possibile sullo stato dell’arte riguardo allo studio dei terrazzamenti, sui benefici che questi apportano, e sugli approcci che possono essere utilizzati per un loro recupero o ulteriore sviluppo. I casi selezionati, se pur esemplificativi, sono capaci di raccontare e mostrare le complessità di situazioni, dinamiche e relazioni che si stagliano attorno ai muretti e come questi ultimi rappresentino non il passato ma un punto di partenza verso il futuro. Si tratta dunque di un lavoro necessario e fortemente atteso, che apre il dibattito e segna un primo passo verso un sempre maggiore riconoscimento di questi paesaggi.

Filippo

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