Su questo sito segnaliamo nuove uscite di saggi di interesse geografico e alcune delle recensioni a questi saggi pubblicate sulla Rivista Geografica Italiana.

Territorialità: concetti, narrazioni, pratiche. Saggi per Angelo Turco

A cura di: Claudio Arbore e Marco Maggioli | Editore: Franco Angeli, 2017 | Recensione di Lucrezia Lopez

Ad Angelo Turco e al suo itinerario di ricerca questo libro vuole rendere omaggio. L’intreccio di saperi, linguaggi e pratiche che si è sviluppato attorno alle riflessioni e alle ricerche di Angelo Turco sulla territorialità ha attivato nuovi campi teorici, posizionamenti eterodossi, dialoghi e conflitti sullo statuto, sul metodo e sul ruolo della geografia e ha conferito così una nuova centralità al rapporto soggetto/attore/individuo nel quadro degli assetti che innervano il territorio. Queste tematiche sono qui riprese da venti importanti autori, italiani e stranieri, che rileggono e reinterpretano alcuni tra i principali nuclei interpretativi della territorialità. A che punto siamo? Come si intrecciano i piani delle pratiche e delle narrazioni? Quali sono le implicazioni per le scienze del territorio e per quelle sociali? Il volume si presenta come un vero e proprio programma epistemologico e metodologico del sapere geografico. Un corpus conoscitivo e interpretativo che si mette in dialogo con le altre scienze umane e sociali.

Recensione, di Lucrezia Lopez
Come il titolo suggerisce, il volume è un omaggio ad Angelo Turco e alle sue ricerche sulla territorialità. Il risultato è un compendio di valutazioni relative al suddetto filone di ricerca che Angelo Turco ha promosso in Italia, Europa, America meridionale e Africa. Attraverso le sue tre parti, Configurazioni, Narrazioni e Pratiche, l’opera indica nuovi campi teorici e nuovi posizionamenti sul metodo e sul ruolo della disciplina geografica. La sezione “Configurazioni” riunisce otto contributi, primo dei quali è quello di C. Raffestin che invita a riflettere sulle differenze fra le nozioni di spazio e territorio. A sostegno della sua tesi secondo la quale il primo precede il secondo, riconduce il percorso di produzione del territorio a una serie di formule, che il lettore troverà interessanti da interpretare e riproporre. Le sue considerazioni concordano con quelle espresse da Angelo Turco circa il ruolo dello sguardo come elemento fondante della territorialità. Segue H. Capel, che difende la polisemia della territorialità e ne rivendica l’interdisciplinarità. Oggetto di riflessione nelle scienze applicate, sostiene la necessità di ripensare il territorio futuro mediante una pianificazione concertata. Anche la territorialità di G. Dematteis si lega alla pianificazione, il cui contributo si centra sulle politiche pubbliche di sviluppo locale. Luogo, territorio, territorialità e territorializzazione sono le categorie concettuali della sua ricerca geografica che riscopre la debolezza dell’agire geografico in termini politici. Nella sua critica geografica all’urbanistica, F. Farinelli distingue fra una natura denotativa implicita nell’idea di città globale e una natura connotativa della città premoderna. Riconduce le origini della città globale al Timeo di Platone, laddove s’irradiano flussi. Quei flussi che l’immagine cartografica, fondamentale per l’urbanistica, “blocca”. In occasione della celebrazione dell’Igu Annual Meeting a Santiago del Chile nel 2011, J.N. Entrikin riflette sui termini di luogo e trauma culturale. Discute la costruzione simbolica dei luoghi e del territorio a favore della coesione sociale, di conseguenza difende la necessità di avvicinare due luoghi diversi attraverso differenti narrative culturali. Non meno rilevante è il punto di vista politico per mettersi in relazione con il territorio, ampiamente trattato da E. dell’Agnese, che reclama una liberazione dalla “trappola territoriale”. Difatti, dimostra il fattore relazionale del territorio e, dunque, l’onere di operare con uno spirito propositivo; tale sollecito sarà ribadito in chiave artistica nei contributi seguenti. Che succede se la territorialità riguarda lo spazio cibernetico? H. F. Pires presenta un’analisi dettagliata di documenti e agenzie riferiti agli Stati Uniti; condivide con il lettore problemi e prospettive di uno spazio che produce non poche controversie. Allo stesso modo, il tema discusso da O. Soubeyran é oggetto di controversie poiché l’autore difende la più recente teoria dell’improvvisazione nella gestione territoriale. A causa dei fallimenti della pianificazione territoriale tradizionale (difesa in altri contributi dell’opera), il nuovo principio d’azione basato sull’improvvisazione può trasformare l’incertezza e l’immaginario in linee guida per la soluzione di problemi. Il primo degli otto contributi della seconda parte, “Narrazioni”, è ad opera di E. Mazza, che recupera il termine “artializzazione” di Montaigne. Con la sua intrigante ricerca, riscopre una parola poco usata, ma che in realtà ben si presta a connotare non poche realtà contemporanee. Arte, estetica e paesaggio ritornano nel successivo capitolo di L. Capuano. In questo caso, anche filosofia e letteratura intervengono a definire l’esperienza paesaggistica europea e americana. Non 580 manca un’interpretazione geografica della musica che M. Tanca propone attraverso l’originale lettura dell’opera Zauberflöte (Flauto Magico) di Mozart sulle tracce di una “imaginative geography”. Le descrizioni del mondo qui contenute sono utili per cogliere il valore delle “territorializzazioni simboliche” nella finzione artistica e letteraria. A partire dalla nozione di “mobilità scalare” di Angelo Turco, M. Bolocan Goldstein considera che l’approccio dialettico e mobile delle scale (globale e locale) a livello urbano (transcalarità urbana) spieghi la territorialità urbana. R. Cattedra riprende un’altra modalità di lettura della territorialità proposta da Angelo Turco: la “territorialità denominativa”. Ad esempio, i designatori di quartieri popolari e residenziali o l’uso di denominazioni denigratorie e appropriazioni auto-valorizzanti si servono del nome per delimitare territorialità in positivo e negativo. Effettivamente, la territorialità agisce inconsapevolmente sulla lingua di ogni giorno attraverso la consuetudine, cattiva consigliera di una più profonda riflessione e provocazione, come quella avanzata da E. Dansero e P. Giaccaria, che da una territorialità quotidiana giungono a una territorialità aumentata da relazioni e compressioni spazio-temporali. V. Albanese e C. Brambilla propongono nuovi modelli di relazioni trans-territoriali che riguardano due tipologie di spazi. La prima mette in risalto le relazioni fra territorialità e i media spaces, nei quali albergano saperi e contenuti. Propone la Sentiment Analysis come metodologia di studio delle “narrazioni territoriali” che gli utenti dei social networks producono a ritmi sempre più intensi. Un’ulteriore revisione concettuale è proposta da C. Brambilla, secondo cui è necessario ripensare, agire, abitare il confine con un approccio “borderscaping” che permetta di superare il concetto di confine come limite. La terza e ultima parte riunisce “Pratiche” riferite al continente africano. L. Camara introduce il caso dello spazio rurale africano attraverso tre casi di studio. Dagli stessi si ottiene un insegnamento utile: le comunità locali devono imparare a servirsi delle risorse locali e instaurare un discorso permanente con gli attori locali. Due contributi si riferiscono alla Guinea Bissau, il primo di C. Arbore che ne traccia le dimensioni del turismo e dello sviluppo locale, per poi centrarsi sul caso del memoriale della schiavitù di Cacheu come forma di valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale. Il secondo caso presentato è quello di M. Maggioli, che ripercorre il processo di responsabilizzazione locale come via per progettare il territorio. Il ricordo di Angelo Turco si conclude con “La Via Lat” in cui E. Mazza e G. Mori riproducono la sua voce narrante. Tale aneddoto chiude il volume con uno spirito critico e autoriflessivo, proprio come quello che il geografo dovrebbe avere e impiegare. La polifonia geografica del volume rispecchia e conferma la complessità delle definizioni di territorio e territorialità. La sua rilevanza scientifica emerge dalle numerose citazioni, la cui consistenza conferisce all’opera il merito di mettere insieme in modo più che coerente contributi con approcci diversi (a volte opposti) ma, inevitabilmente, uniti dalla complessità teorica e metodologica della territorialità. Le riflessioni critiche condividono l’urgenza di un rinnovamento geografico ispirato a nuove forme di “fare geografia”. Raccogliendo gli inviti espliciti nei contributi, una nuova pratica geografica può essere di tipo sperimentale, pacifica, immaginaria o artializzata. Seppur definita in vari modi, si caratterizza per un maggiore impegno verso il territorio e le sue relazioni. In definitiva, ripensare la territorialità significa riflettere sul mondo che ci circonda attraverso saperi consolidati e scienze applicate, ma anche contesti più artistici. Quindi, riprendendo l’espressione di Mazza, “l’artializzazione” (nella musica, letteratura e teatro) permette di indagare nuove forme di territorialità che spesso sfuggono alle ricerche tradizionali. Dall’urbanistica all’arte o dalla politica alla musica, la territorialità è senza dubbio trasversale e onnipresente. Il risultato finale è quello di una singolare fonte d’ispirazione teorica e metodologica, oltre che di stimoli per nuove e rinnovate ricerche sulla territorialità grazie a piacevoli sorprese e curiosi suggerimenti.

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