Territori e lingue in diaspora: italiani a Vancouver

Autore: Silvia Aru | Editore: Pacini, 2012

Il fenomeno migratorio, data l’entità e le molteplici forme che presenta nel nostro tempo, spinge a porsi una serie di interrogativi cruciali: quali problemi di inserimento incontrano i migranti in base al loro status socio-culturale? Quali processi identitari coinvolgono le comunità immigrate e i loro diversi segmenti? Quali politiche di integrazione possono di conseguenza essere realisticamente perseguite dai Paesi interessati? L’opera tenta di rispondere ad alcuni di questi avvincenti quesiti, focalizzando l’attenzione sulle relazioni che dal punto di vista territoriale e linguistico si intessono ed evolvono nel tempo, tra i contesti di partenza dei migranti e quelli di arrivo. La comunità italiana di Vancouver è il caso di studio cui questi interrogativi sono applicati.

Recensione (di Carla Ferrario): 
Il volume “Territori e lingue in diaspora italiani a Vancouver” di Silvia Aru, raccoglie le ricerche e le riflessioni sul tema della migrazione degli italiani nella città canadese di Vancouver nel secondo dopoguerra.
Il volume si presenta ben articolato, toccando molte problematiche rilevanti che sottostanno al fenomeno migratorio. La prima parte dell’opera è dedicata all’esame del quadro teorico in cui si è svolta la ricerca e la metodologia seguita. L’autrice ben descrive i concetti di diaspora e di pratiche identitarie che nel caso specifico delle migrazioni fanno riferimento alle reti di contatto tra i migranti e la madre patria.

Di particolare interesse è la descrizione dell’influenza della lingua nella costruzione identitaria e le dinamiche linguistiche in ambito diasporico, poiché in seguito alla migrazione gli idiomi natii subiscono dei processi di mutamento. Per quanto riguarda quella parlata nel paese di arrivo, l’autrice pur sapendo che la capacità di apprenderla da parte del migrante deve essere analizzata caso per caso, riesce delineare delle traiettorie comuni. Tali linee generali sono state ben descritte e sono stati colti molti degli aspetti alla base di questo tema.

Inoltre, nel volume si fa riferimento anche alla lingua quale forma importante nei processi di stabilizzazione e delle relazioni forti e mutevoli che essa instaura nel tempo con quella parlata nel territorio di approdo. Sul tema dell’integrazione è stata analizzata anche la delicata e importante questione delle generazioni successive ai migranti, considerati “il ponte tra passato e futuro” (pag. 54).

Dopo aver adeguatamente descritto la parte teorico-metodologica l’autrice delinea, nel corpo centrale del volume, il contesto di indagine e le pratiche identitarie che hanno coinvolto la comunità italiana a Vancouver. Anche in questa sezione è stato dedicato ampio spazio alla descrizione della lingua, in particolare agli usi e ai cambiamenti che hanno interessato sia l’inglese sia le lingue natie (italiano e dialetto) quali prove del grado di integrazione linguistica della comunità italiana nel contesto sociale canadese, ma anche quale forma per definire la presenza di sentimenti verso l’Italia. All’interno dei questa parte è stato condotto uno specifico approfondimento sui gruppi sardi e friulani.
L’opera si conclude con l’analisi dei “capitali di menorie” (p. 127) dell’immigrato italiano a Vancouver, ovvero le narrazioni identitarie, le elaborazioni discorsive di appartenenza territoriale che ogni diaspora porta con sé.