Terra. Storia di un’idea

Autore: Marco Ciardi | Editore: Laterza, 2013

«Siamo andati a esplorare la Luna ma, in realtà, abbiamo scoperto la Terra»: sembra un’affermazione paradossale quella fatta dall’astronauta Eugene Cernan, ma non lo è affatto, perché solo guardandolo da lontano possiamo comprendere meglio il nostro pianeta in relazione al resto dell’universo.
Marco Ciardi racconta, a partire dalla nascita della scienza moderna nel 1600, il modo in cui è cambiata l’idea della Terra nel mondo occidentale, mutando il ruolo dell’umanità sul pianeta e il suo rapporto con l’ambiente e le risorse naturali. Ricco di curiosità e di accostamenti sorprendenti, il libro è un brillante esempio di divulgazione scientifica.

Recensione (di Emanuele Frixa):

“Siamo andati ad esplorare la Luna, ma in realtà, abbiamo scoperto la Terra”. Con queste parole, pronunciate dall’astronauta Eugene Cernant, e con l’immagine unica e suggestiva della Blue Marble, sia apre l’appassionante viaggio con cui Marco Ciardi ci conduce attraverso le numerose immaginazioni storiche, filosofiche, scientifiche e geografiche del nostro pianeta.  La questione, come si deduce fin dalla prima pagina del libro, è subito decisiva e rimanda a valori originari della storia del pensiero geografico, tra cui la capacità e la possibilità, da parte degli uomini, di immaginare, vedere e rappresentare la Terra. Sarebbe tuttavia una forzatura insistere sulla sola dimensione geografica del testo, dato che esso si presenta come una straordinaria sintesi interdisciplinare o, considerati “i tempi” e le problematiche narrate, pre-disciplinare, dell’oggetto indagato. Terra: storia di un’idea, ci restituisce dunque un lavoro ambizioso e riuscito , in grado di coniugare la complessità dei temi affrontati con la semplicità dello stile narrativo e del formato editoriale. Non è un caso quindi che il libro sia entrato nella cinquina finalista del premio Letterario Galileo 2014, che abbia ricevuto il Premio Speciale della Giuria con Medaglia del Presidente della Repubblica per la sezione “Saggistica” della 16a Edizione del Premio Nazionale di Letteratura Naturalistica “Parco Majella”, e che sia stato finalista al Primo Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica.

La sequenza dei capitoli (che qui viene riportata) rimanda all’ampio bacino di storie e idee contenute nel saggio:  Introduzione. La scoperta della terra; 1) La fine delle stelle fisse; 2) Gli elementi della materia; 3) Gli spazi della geografia; 4) Il tempo si allunga; 5) La natura è mobile; 6) Il posto dell’uomo sulla terra; 7) La voce dei terremoti; 8) Quante risorse abbiamo?

Per usare un termine e una prospettiva cara ai geografi, ci troviamo di fronte a una scala variabile in grado di raccontare non soltanto la Terra e i sui elementi da un punto di vista filosofico e scientifico ma di spaziare dalla scala degli astri a quella delle più piccole e infinitesime particelle della materia. Il viaggio però non potrebbe neppure cominciare senza la presenza del soggetto umano e senza l’incontro di filosofi e scienziati come Aristotele, Platone, Bruno, Buffon, Copernico, Couvier, Darwin, Galilei e Kant, solo per citarne alcuni, insieme a geografi ed esploratori come Tolomeo, Colombo, Cook, Polo e von Humboldt. Una storia sicuramente densa e appassionante dunque: il racconto della Terra e dei modelli attraverso cui essa è stata immaginata e rappresentata, attraverso lo sguardo della scienza.

Le diverse “storie” e i molteplici “tempi storici” richiamati, fanno emergere la Terra come sistema complesso in grado di tenere insieme l’uomo e la natura, e i cui elementi (incluso l’uomo) sono interconnessi fra loro. È però solo alla fine del Settecento e grazie soprattutto a uno dei fondatori della geografia moderna, Alexander von Humboldt, che si arriverà a esplorare “l’unità della natura”, intesa come interazione delle forze della natura sulla vita vegetale e animale. Prima di questo punto, e di quel tempo, lo spazio della Terra (e della geografia) era progressivamente cambiato per grandezze e modelli di rappresentazione. Dal Medioevo e dalle carte circolari  (le mappae mundi), l’esplorazione e la conquista dello spazio terrestre si erano legate in maniera sistematica alla produzione di immaginazioni geografiche e di rappresentazioni cartografiche. Il modello scientifico e filosofico in grado di descrivere il “posto dell’uomo sulla terra” si era dunque associato, in maniera sempre più forte, alla capacità di mappare e controllare lo spazio terrestre.

La parte finale del testo riprende criticamente l’idea positivista della “fede nel progresso”, richiamando quelle “ragionevoli speranze” attraverso cui Bacone aveva legato la tecnica e il progresso alle future scelte dell’uomo. Scelte che oggi non sembrano ricordare la “storia della Terra” mettendo a rischio la sua stessa esistenza. È a questo punto che ci viene incontro l’immagine della Blue Marble, la “Biglia Blu”. Per la prima volta infatti, l’uomo si trova a osservare la Terra completamente illuminata e da una distanza di circa 29.000 km dalla superficie terrestre. I fortunati astronauti dell’Apollo 17, non stavano soltanto “scoprendo la terra”, ma stavano anche guardando tutta l’umanità da un altro punto di vista, regalando alle future generazioni la possibilità di condensare in un’immagine straordinaria quell’unità, già richiamata, al di là di qualsiasi seppur suadente immaginazione. Il compito degli intellettuali, sembra suggerirci implicitamente Marco Ciardi, è quello di evitare che quell’immagine diventi sempre più rarefatta, fino a scomparire.