Su questo sito segnaliamo nuove uscite di saggi di interesse geografico e alcune delle recensioni a questi saggi pubblicate sulla Rivista Geografica Italiana.

Stato, spazio, urbanizzazione

Autore: Neil Brenner | Editore: Guerini scientifica, 2017

Le città, le regioni, i processi di integrazione europea e della globalizzazione si fondano su dinamiche, movimenti e linee di frattura che delineano una profonda ricomposizione dello stato nazionale come struttura fondante della vita politica e sociale moderna. Il lavoro di Neil Brenner è tra i più innovativi ed importanti contributi alla comprensione delle dinamiche di ricomposizione dello spazio nell’epoca globale. I saggi qui raccolti propongono una nuova grammatica teorica per decifrare la grande trasformazione contemporanea e metterne in evidenza la portata. Brenner in queste pagine si sofferma in particolare sul processo di regionalizzazione e riqualificazione scalare in corso nell’Europa occidentale dagli anni Settanta ad oggi e sulla necessità di ripensare il concetto di urbano al di là della reificazione che lo identifica con gli agglomerati che definiamo comunemente città.

Recensione (di Tiziano Moretti):
Nel dialogo con Daniel Ibañez che chiude il volume, Neil Brenner, sociologo e professore di urban theory della Harvard University, spiega con parole semplici, ma efficaci il senso della sua ricerca esposta in quest’opera: “Come teorico urbano sono impegnato a chiarire i concetti, le metanarrazioni e i presupposti che usiamo nella vita quotidiana, nel discorso accademico e nella pratica professionale per capire ed influenzare i processi di urbanizzazione. Come teorico critico urbano, sono particolarmente preoccupato dalla ideologie dell’urbanizzazione, ovvero dai modi in cui le letture dominanti dell’organizzazione spaziale e delle relazioni ambientali operano per legittimare i progetti politici di costruzione delle città e di urbanizzazione, rinforzando alle volte la produzione di ineguaglianza, l’esclusione e la sofferenza sociale, e la distruzione ecologica”. Alla luce della teoria critica urbana, che si richiama alla ben nota Teoria critica elaborata dalla Scuola di Francoforte, Brenner offre ai lettori un’analisi puntuale dei grandi processi di trasformazione (interni ed esterni) che hanno interessato gli spazi urbani nel corso degli ultimi decenni. Cosa si intende per teoria critica urbana? Frutto dell’elaborazione teorica di intellettuali di diverse discipline nella fervida temperie culturale che ha segnato il periodo post-1968, la teoria critica urbana si propone di superare gli steccati disciplinari rispetto ai problemi posti allo studio delle città nel mondo contemporaneo. Un altro caposaldo è dato dal netto rifiuto opposto al paradigma del mercato improntato all’ideologia neoliberista che propone una ben definita lettura della realtà urbana orientata verso approcci puramente tecnocratici ed essenzialmente economici. In ossequio ad una visione alternativa della globalizzazione rispetto a quella interessata essenzialmente alle questioni di ordine finanziario, la teoria critica si propone, invece, di indagare la possibilità di un’altra urbanizzazione possibile, attenta alla critica del potere in nome di una lotta alle diseguaglianze, all’ingiustizia e allo sfruttamento sulla base di un’analisi spaziale attenta non solo alle peculiarità di ogni città, ma anche alle relazioni tra le diverse realtà urbane. Nella ricca genealogia della teoria critica figurano i pensatori più radicali dell’Illuminismo, Kant, Hegel, gli esponenti della cosiddetta Sinistra hegeliana e Marx, ma, soprattutto Horkheimer, Adorno, Marcuse e Habermas. Quali sono gli approcci all’analisi spaziale che prendono le mosse da questa complessa matrice culturale? Per comprendere le dinamiche dell’urbanesimo all’inizio del XXI secolo non basta fissare la propria attenzione alla crescita dei centri urbani e alla loro fusione attraverso il reticolo delle infrastrutture da cui scaturiscono sia il processo generatore delle megalopoli contemporanee che il processo di esclusione urbana all’origine del cosiddetto “pianeta degli slums”, per citare il titolo di un fortunato libro di Mike Davis. Lo sguardo privilegiato dello studioso si rivolge, piuttosto, alle profonde trasformazioni del “tessuto urbano” costituito da una pluralità di aspetti che spaziano dalla diversità delle strutture insediative all’uso del suolo secondo un’intensificazione dei processi di urbanizzazione che interessa tutte le scale di analisi spaziale. Ne è interessata, infatti, anche l’intera superficie del nostro pianeta, secondo dinamiche strettamente legate alle trasformazioni dell’intera economia mondiale che ripropongono ed attualizzano la “questione urbana” da affrontarsi secondo una spiccata sensibilità sociale e politica. Da questo punto di vista, l’occhio di Brenner si spinge ad analizzare anche le trame che uniscono le grandi estensioni urbane alle aree apparentemente deserte della Terra.

Una mappa cognitiva che intende descrivere nel modo più appropriato l’impatto dell’urbanizzazione a livello planetario non può ignorare che, ormai, anche i deserti, gli oceani, le aree montuose, l’atmosfera sono realtà sfruttate al fine di sostenere le grandi città e, soprattutto, lo stile di vita economico-sociale che esse rappresentano. Sotto questa prospettiva parlare di “era urbana” riferendosi alla nostra epoca può costituire un esempio fuorviante, specchio dell’ideologia dominante. Questa espressione, infatti, focalizza l’attenzione nei confronti dei grandi agglomerati urbani e trascura la questione dei complessi rapporti tra città e territori quasi a prefigurare una vita autonoma di quest’ultimi, privi di qualsiasi relazione con le più vaste realtà territoriali in cui si trovano inseriti, relazioni che rispondono, invece, a puntuali richieste della realtà economica contemporanea. Da qui l’importanza della prospettiva politica continuamente richiamata dall’autore secondo il quale “la pianificazione, la conservazione e l’architettura di paesaggio […] dovrebbero essere delle affermazioni politiche”. Si tratta, perciò, di una visione orientata in un senso radicalmente democratico che intende valorizzare il “diritto alla città” come un diritto in grado di convogliare tutte le energie dell’immaginazione e le capacità pratiche verso soluzioni territoriali che consentano alle persone “di appropriarsi, di condividere e di trasformare l’urbano in e attraverso la propria vita quotidiana”. Un libro quindi di estremo interesse per comprendere la stretta relazione tra i problemi dell’urbanesimo e la realtà economica dell’età della globalizzazione, un testo utile anche a livello didattico per permettere ai più giovani di comprendere che lo studio dello spazio urbano non si esaurisce nella sua analisi scientifica, ma comprende anche, e soprattutto, le esigenze di una più ampia giustizia sociale.

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