Nicosia beyond partition. Complex geographies of the divided city

Di: Anna Casaglia | Editore: Unicopli, 2020

Questo libro è il risultato di un lungo lavoro di ricerca condotto dall’autrice a Nicosia – la capitale delle due entità risultanti dal colpo di stato greco cipriota e dalla conseguente occupazione militare turca di parte dell’isola nel 1974. Il libro considera le conseguenze della partizione urbana attraverso un’analisi su più livelli, dalla vita quotidiana nella città ad aspetti sovranazionali che includono il ruolo dell’Unione Europea e l’impatto dell’adesione di Cipro sul percorso verso una risoluzione del lungo conflitto tra ciprioti greci e turchi.
La cristallizzazione spaziale di questo conflitto e la riorganizzazione della città sono il principale argomento dello studio. Il libro considera il ruolo di diversi attori politici e istituzionali, mettendoli in dialogo con l’esperienza degli abitanti della città divisa. Alcuni dei temi principali comprendono l’incontro con l’altro, la relazione emotiva con lo spazio e il ruolo della materialità urbana nel dare forma alle narrazioni nazionali e storiche.

Recensione (Raffaella Coletti)
Nicosia, la capitale di Cipro, è “l’ultima città divisa” dell’Unione Europea, come spesso viene definita dai suoi stessi abitanti anche nel quadro di attività di promozione turistica e city branding (p. 173). Dopo l’indipendenza dal Regno Unito acquisita nel 1960, a partire dal colpo di stato greco-cipriota e il conseguente invio di forze militari turche sull’isola nel 1974, la città – così come tutta l’isola di Cipro – è divisa in due da una green line controllata dalle Nazioni Unite, che separa la componente greco-cipriota (localizzata nella parte sud) dalla componente turco-cipriota. Quest’ultima ha dato vita nel 1983 alla Repubblica Turca di Cipro del Nord, uno Stato de facto riconosciuto dalla sola Turchia. A partire dal 2003, alla vigilia dell’ingresso di Cipro nell’Unione Europea, sono stati aperti una serie di punti di attraversamento che hanno reso possibili contatti tra le due parti dell’isola e della città, dopo 30 anni di chiusura assoluta; tuttavia, nonostante diversi tentativi sostenuti anche dalle Nazioni Unite e l’ingresso di Cipro nell’Unione Europea, non si è giunti per il momento ad una soluzione politica che preveda la riunificazione.
Capire Nicosia significa capire la questione politica e geopolitica di Cipro, dal momento che da sempre le città divise rappresentano simbolicamente e politicamente molto più dello spazio che occupano (p. 15) e sono insieme emblema ed epicentro di conflitti politici più ampi (p. 41). Il volume di Anna Casaglia, basato su una ampia letteratura sulle città divise e frutto di un esteso lavoro di ricerca a Cipro e Nicosia, guarda al confine tra le due parti della città e alle sue evoluzioni come chiave di lettura: la mutevole conformazione di Nicosia, nata come corpo unico e successivamente cresciuta e mutata attorno alla green line e ai suoi diversi gradi di permeabilità, diviene strumento chiave per leggere e comprendere la situazione politica e sociale della città e del paese, in diverse fasi e a diverse scale, confermando la relazione bidirezionale o circolare tra la dimensione materiale e quella sociale (p. 27).
In senso più ampio, il volume offre un numero incredibile di spunti per riflettere sulla relazione tra spazio e potere. La particolarità del caso di Nicosia rende infatti immediatamente visibile il carattere non neutrale di una serie di strumenti, a cominciare da “semplici” carte della città (p. 166).
Leggendo lo spazio urbano come un testo (p. 147) e analizzando la relazione con la città vecchia, adiacente alla green line, e i processi di suburbanizzazione, influenzati anche da crescenti flussi migratori in entrambe le parti della città (di provenienza prevalentemente turca nel caso della parte turco-cipriota e più varia nella parte greco-cipriota), l’analisi mostra come le due parti di Nicosia abbiano conosciuto una evoluzione simile eppure diversa, in considerazione della diversa memoria e percezione dello spazio urbano e del conflitto che lo attraversa. Emblematico a questo riguardo è il diverso modo in cui la green line viene demarcata: dalla parte turco-cipriota, la costruzione di un muro richiama la volontà di costruire un confine politico ufficiale, e vedere così riconosciuta la propria esistenza (p. 150); dalla parte greco-cipriota la delimitazione della green line è invece percepita e dunque rappresentata come una linea di cessate il fuoco: botti, filo spinato, vecchie gomme, sacchi di sabbia e altri resti militari caratterizzano il paesaggio urbano di Nicosia vicino alla buffer zone (p. 151). Il declino degli edifici contenuti nella buffer zone, d’altro canto (p. 68), come pure l’ampia presenza militare (p. 155), o le immagini di “missing people” esposte accanto ai checkpoint (p. 159), mantengono viva la memoria del conflitto nelle diverse interpretazioni che dello stesso offrono le due parti.
Il paesaggio urbano è anche specchio della complessa gestione istituzionale della città, in chiave verticale più che orizzontale (p. 76): la vicenda del sistema fognario di Nicosia, completato dopo il blocco del 1974 grazie alla collaborazione dei sindaci delle due parti (p. 85), è emblematica delle criticità e dei paradossi che possono determinarsi in una città divisa – oltre a confermare ancora una volta, nel racconto della visione e azione dei due sindaci, il detto per cui “la politica è fatta di persone”. La complessità istituzionale e la singolarità, ma anche il diverso modo di approcciarsi al conflitto tra la parte greco-cipriota e quella turco-cipriota, tornano a mostrarsi ad esempio nel racconto delle amministrazioni di comuni greco-ciprioti persi all’epoca della guerra e collocati nella parte turca, che non solo ancora esistono (con sede a Nicosia), ma organizzano regolari elezioni per proteggere i diritti dei “rifugiati” originari delle loro città (p. 162).
L’ingresso di Cipro nell’Unione Europea nel 2004 ha in certo modo reso ancora più paradossale la situazione dell’isola e della città e più complessa la gestione della sua linea di divisione, divenuta un anomalo confine esterno dell’Unione europea. D’altro canto, la partecipazione all’Unione offre anche un potenziale potente stimolo all’integrazione, anche in chiave simbolica e di una nuova scala di identità che consenta di superare il conflitto nazionale, come testimonia la diffusione di bandiere dell’UE nel tessuto cittadino (p. 159).
La percezione, gli aneddoti e le opinioni degli abitanti delle due parti della città, frutto anch’esse del lavoro di campo, accompagnano nel volume il racconto dell’evoluzione urbana di Nicosia, mettendo in luce modi diversi e spesso contrapposti di leggere e raccontare gli eventi che l’hanno coinvolta, dal conflitto sino all’adesione europea. In questo modo, il volume rende ancora più evidente come la divergente evoluzione materiale e sociale delle due parti della città sia legata ai diversi modi di guardare alle stesse realtà, oltre a dare conto delle esperienze vissute in una città separata da un confine per 30 anni totalmente impermeabile.
Nicosia Beyond Partition resistuisce la complessità di Nicosia, luogo esemplare per esplorare gli effetti materiali e simbolici e le contraddizioni che accompagnano i confini, e per comprendere il valore della dimensione spaziale e di uno sguardo geografico per analizzare dinamiche politiche e sociali. Presenta al contempo un racconto appassionato e stimolante di una storia che vale la pena conoscere.

Filippo

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