Mucche allo stato ebraico. Svarioni da un paese a scarsa cultura geografica

Autore: Riccardo Canesi | Editore: Orme editori, 2014

“Le ‘bombolette sprite’ sono il pretesto per parlare di buco nell’ozono, la ‘tettonica delle azzolle’ per parlare di terremoti, il ‘lago Viakal’ per parlare di inquinamento delle acque…” Circa 100 errori, spesso esilaranti, che danno il pretesto all’autore per scrivere un manuale di geografia ambientale, o ecologia, trattando tutti i temi della disciplina, dall’economia all’astronomia, dalla climatologia alla politica e alla storia. Prefazione di Carlo Petrini, postfazione di Gino De Vecchis.

Recensione (di Venere Stefania Sanna):

Sarà capitato a molti, interrogando i propri studenti, di avere la tentazione di prender nota di errori e strafalcioni e pensare un giorno ne farò un libro! Da questa semplice intuizione nasce “Mucche allo stato ebraico”, una collezione di circa 100 “svarioni” geografici dai quali l’autore prende spunto per scrivere un intero manuale di geografia che va dall’astronomia all’economia, dalla climatologia alla politica e alla storia.
Riccardo Canesi è un insegnante di geografia presso un Istituto di Istruzione Superiore di Carrara. Già parlamentare, è stato capo della segreteria del Ministro dell’Ambiente, esperto e militante ambientalista, è autore di numerosi saggi e articoli in materia di ambiente, territorio, risorse idriche e mobilità sostenibile, ed è curatore del sito www.sosgeografia.it.
Canesi introduce il testo con una lucida descrizione (e denuncia) della condizione di assoluta marginalità della geografia nella formazione degli studenti italiani dando voce alla frustrazione dei tanti insegnanti che, di anno in anno e di riforma in riforma, vedono la disciplina sempre più svalutata e negletta. Nonostante, infatti, come denunciato da più parti, la geografia sia assoluta protagonista (solo per fare un esempio) delle tracce di maturità degli studenti delle scuole superiori di ogni corso e indirizzo, il sistema scolastico ha progressivamente emarginato questa disciplina e anzi, “nel caso peggiore l’ha del tutto eliminata come è successo nella grande parte delle scuole superiori italiane” (p.3). Non è dunque un caso se proprio in questo momento storico, particolarmente buio per l’insegnamento della geografia in Italia, l’autore abbia deciso di pubblicare quello che lui stesso definisce “non solo uno dei tanti stupidari”, ma un testo che ha “l’ambizione di far riflettere sulla scarsa cultura geografica che persiste nel Paese” (p. 2).
Rivolto ad un vasto pubblico, anche di ‘non addetti ai lavori’, l’autore prende spunto dagli strafalcioni di due generazioni di studenti delle scuole superiori (aa. ss. 1991/93 e 2011/2013) con l’esplicito obiettivo di promuovere l’insegnamento della geografia dando evidenza di quanto la conoscenza e la consapevolezza dei temi da essa trattati siano necessarie per preparare gli studenti – ma anche politici, manager, imprenditori e singoli cittadini – ad affrontare e comprendere i nodi critici di un mondo sempre più globalizzato e in continuo cambiamento.
Senza voler pontificare sugli errori commessi dagli studenti, Canesi apre il saggio ricordando anche una serie di famose ‘prove di impreparazione’. Da quelle offerte dai parlamentari italiani intervistati a bruciapelo da noti programmi della satira televisiva, alle numerose gaffe di capi di Stato stranieri come Angela Merkel che, in un’intervista del 2012, non riusciva a collocare Berlino su una carta geografica (p. 3) oppure Barack Obama che nello stesso anno confondeva le Maldive con le Malvine (p.4).
Il testo prosegue poi secondo una suddivisione in capitoli organizzati per temi geografici. Per ciascuno di essi sono riportate fedelmente le affermazioni degli studenti (la maggior parte dei quali ha insistito perché il professore menzionasse il loro nome in calce alle frasi), alle quali segue, oltre al commento dell’autore, una trattazione del tema oggetto della confusione o dell’errore dello studente e un chiarimento corredato da dati recenti, informazioni e spesso divertenti riferimenti musicali e di cultura popolare.
Ecco allora che la “derivazione dei continenti” e la “tettonica delle Azzolle” sono il pretesto per trattare i principali temi della geologia, la “carta tipografica” e il “piano sferico” per approfondire il vasto mondo della cartografia, il “buco dell’azoto” e “le bombolette sprite” per discutere di clima e atmosfera, “l’oceano Mediterraneo” e “il lago Viakal” di fiumi, “pestinenze” e “popolazioni negriere” di migrazioni, “Mercosur e Merconord” di organizzazioni internazionali, e così via.
Come sottolineato nella postfazione da Gino De Vecchis, presidente dell’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia, “nell’accostamento, quasi puntiglioso, tra l’errore e la spiegazione risiede l’originalità del libro. Lo stesso errore, apparentemente esaltato, diviene utilissimo strumento per un apprendimento stabile. Gli errori, infatti, non vanno né deplorati né compatiti; ‘grazie’ a questi si può costruire in maniera solida, rappresentando essi significativi spunti per un lavoro serio” (pp. 214-215).
Ed è infine, purtroppo, più che condivisibile l’affermazione di Carlo Petrini, presidente di Slow Food International, che nella prefazione, fra l’altro scrive: “questo libro mi ha colpito come mi colpisce un bel pezzo di satira, che ti strappa un sorriso dal retrogusto molto amaro” (p. 2).