La geografia spiegata ai bambini

Di: Giada Peterle | Editore: Becco Giallo, 2020

Alex è una bambina curiosa, che ama le avventure e un po’ meno i compiti a casa. Giovane esploratrice contemporanea, volerà sopra i tetti della città, attraverserà la giungla, raggiungerà la cima di un ghiacciaio, scoprendo che la geografia è una materia utile e viva, nascosta in ogni angolo della vita di tutti i giorni. Se la storia della geografia è fatta di grandi esploratori, il suo futuro, invece, è nelle mani di questa bambina!
La ricercatrice di geografia e disegnatrice Giada Peterle introduce i bambini a una geografia molto diversa da quella nozionistica e enciclopedica che spesso imparano a scuola. Il libro è stato realizzato anche grazie al sostegno dell’Associazione Insegnanti di Geografia, sezione Veneto, e con la partecipazione di diversi/e insegnanti e colleghi/e geografi.

Recensione di Marcella Terrusi
L’editoria per l’infanzia è uno spazio privilegiato per le sperimentazioni narrative, visive, culturali e pedagogiche in senso ampio, cioè per quei discorsi che si occupano del cambiamento umano e del rapporto fra noi, esseri in costitutiva inarrestabile metamorfosi, e il mondo, fisico e simbolico che ci circonda. Caratteristico dei libri pensati per bambini e ragazzi è il linguaggio misto che scaturisce dalla combinazione dei due e più piani verbo-visuali, dove il piano grafico è componente fondamentale, inteso come la progettazione complessiva di un volume che costituisce come prima cosa una esperienza percettiva per un bambino, oltre che una finestra su possibili esperienze simboliche, narratologiche, scientifiche e culturali.
I libri prodotti nell’ambito (molto) vario dell’editoria per l’infanzia, poi, hanno caratteristiche morfologiche tipiche, mentre non hanno, e non possono avere, destinatari con “data di scadenza” cioè di età limitate; al contrario possono essere preziosi per incoraggiare conversazioni fra lettori di generazioni diverse, e introdurre bambini, ragazzi, e tutti i lettori a confrontarsi su temi poetici o argomenti scientifici complessi dentro racconti caratterizzati dalla forma della letteratura breve.
Dichiarato fin dal titolo, l’obiettivo di questo agile volumetto illustrato, edito da BeccoGiallo, storica casa editrice con un’attenzione speciale non solo per i linguaggi dell’illustrazione e del fumetto ma anche per il giornalismo e la divulgazione scientifica, riprende un termine, quello della spiegazione, che viene qui interpretato in maniera non letterale ma ampia e poetica, in quanto si tratta di un’opera di finzione, del racconto cioè di un’avventura fantastica, dell’esplorazione non lineare di un mondo il cui lessico appartiene alla scienza geografica.
Una scelta virtuosa per introdurre alla geografia, perché, parafrasando Umberto Eco, non tutto si può spiegare ma tutto si può narrare. E questo racconto di Giada Peterle nasce proprio dall’atto di una scelta, quella di affidarsi all’efficacia della narrazione fantastica per mostrare, spiegare, dipanare e rendere accessibile la complessità della geografia che, dalle prime pagine del libro, leggiamo essere “una scrittura della terra”. Cartografia, esplorazione, racconto, incontro: le voci degli scienziati, le domande dei bambini sul futuro, la scoperta di chiavi di lettura per conoscere la realtà, tutto questo è occasione per crescere. Alex, una ragazzina, a dispetto del nome apparentemente maschile, in una sorta di sogno ad occhi aperti si avventura in un viaggio, classicamente, in cui incontra e sperimenta nozioni e visioni che scompigliano l’idea iniziale che la geografia sia una materia noiosa: eliminare i confini, misurare il mondo con il proprio corpo e sentire l’anima dei luoghi fanno parte di questa grammatica e di questa disciplina, molto più vicina ai viventi di quanto si possa pensare. Il Museo della Geografia così non sarà un luogo di polverose immobilità ma un paesaggio esso stesso da esplorare, con motivazione e con obiettivi che compaiono sugli stendardi delle bambine. Scrivere la terra significa qui inventare la sua storia nel futuro, esplorarla significa spingersi oltre i confini e sollevare gli appiattimenti che vogliono cancellare differenze o erigere muri. La conoscenza della geografia è uno strumento di cittadinanza globale, che restituisce al bambino e alla bambina, e a tutti, un ruolo attivo cruciale nel percorrere il globo, nel raccontarlo, nel viverlo, nel proteggerlo con consapevolezza e responsabilità.
Vale la pena di ricordare che da sempre la letteratura per l’infanzia intesse un legame speciale con la geografia, e come narrazioni nate da motivazioni didattiche abbiano travalicato l’intento didatticista divenendo capolavori, classici e senza tempo. Il premio Nobel Selma Lagerlof scrisse il romanzo Il viaggio meraviglioso di Nils Holgersson, proprio rispondendo ad un concorso che aveva come obiettivo l’insegnamento della geografia: il monello a dorso di un’oca, seguendo uno stormo di anatre selvatiche, poté guardare dall’alto la fisionomia dei paesi scandinavi cogliendo il patchwork dei campi, l’aspetto dei territori, conquistando uno sguardo d’insieme su uomini e luoghi, capace di svelare forme, ricorrenze, paesaggi, impronte umane e geografia. Anche Senza famiglia di Hector Malot (il cui protagonista diventò poi Remì nella popolare serie animata) fu scritto con l’intento primo di insegnare la geografia della Francia ai ragazzi, per poi divenire un celebre romanzo di infanzia e formazione. La cartografia, fantastica questa volta, è anch’essa parte irrinunciabile di molti mondi fantastici di cui i bambini si sono appropriati, il più celebre dei quali è senz’altro l’opera di Tolkien Il Signore degli anelli. Se interpelliamo oggi, seppur a volo d’uccello, lo scaffale di divulgazione scientifica internazionale per l’infanzia ¬– premiato ogni anno dalla comunità internazionale che si riunisce alla Bologna Children’s Book Fair – possiamo forse riconoscere un trend globale nell’editoria per l’infanzia, come dichiara Giorgia Grilli, curatrice di Non-fiction Picturebooks. Sharing Knowledge as an Aesthetic Experience (ETS, 2020). Troviamo senz’altro una presenza notevole del tema geografico, e di quello cartografico in specifico, rinnovato soprattutto, nella forma e nei linguaggi, dalla pubblicazione dell’anglosassone Maps nel 2013 (di Aleksandra Mizielinsky, tradotto per Mondadori Electa, 2016) in avanti. Non mancano recentissimi e pregevoli atlanti geografici letterari (come nel caso di Atlante dei viaggi straordinari di Verne di Anselmo Roveda con Marco Paci, EDT, 2021).
Il volume di Giada Peterle è caratterizzato da un registro che si sta affermando sempre di più nell’editoria internazionale: la scelta di raccontare quella che si chiama la non-fiction, cioè attingere alle possibilità evocative di un racconto, alla potenza comunicativa e anche precisamente descrittiva delle immagini, per accompagnare i lettori in territori di saperi scientifici e specifici, attraverso una narrazione fantastica: il libro offre loro un lessico preciso, arricchito di un glossario finale, puntualizza confusioni definitorie sedimentate da decenni, invita con uno sguardo fresco a guardare in modo divergente, nuovo e innovato, alla geografia, suggerendo come questa sia una scienza dedicata ad una dimensione ineludibile e complessa del nostro stare al mondo. La geografia ci riguarda, fin da bambini, non solo come destinatari di sapere ma come autori di questa prospettiva sul mondo, di questa scrittura, di questa conoscenza, di questa azione di responsabilità sul mondo che non può che seguire alla conoscenza. Dunque bambini e ragazzi geografi, cartografi, esploratori, climatologi, si vedono riconsegnare una centralità e la responsabilità di prendersi cura del pianeta, grazie anche all’attivismo vitale portato avanti da tanti giovanissimi in difesa del pianeta. I ragazzi sono invitati da questo racconto ad agire da protagonisti, a impugnare lessico e corpo, con spirito di iniziativa e spirito critico, a leggere, come la protagonista del racconto, le relazioni fra la comunità umana e il pianeta fisico in termini di interdipendenza e interconnessione, secondo una visione che iscrive nella formazione alla cultura dello sviluppo sostenibile come obiettivo correlato e compreso in quello ampio della global citizenship education, della valorizzazione delle voci più diverse e della difesa dei diritti umani, in accordo con gli obiettivi dell’ONU e dell’Unesco ripresi e condivisi dal nostro MIUR.
Il breve racconto di Giada Peterle si iscrive dunque in questa tendenza, e urgenza, contemporanea, tanto più importante quanto necessaria, che indaga in modo nuovo, ibrido e trasversale, la virtuosa commistione fra linguaggi, paesaggi editoriali e trattazioni, affidando al libro per ragazzi obiettivi alti di inclusione scientifica, culturale e politica, attraverso il potenziamento del coinvolgimento e della motivazione individuale, con l’ambizione di offrire strumenti culturali utili perché le giovani generazioni prendano in mano scienze e azioni che si occupano di progettare, raccontare e disegnare lo spazio e la mappa del futuro del pianeta.

Filippo

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