Il territorio messo in scena: turismo, consumi, luoghi

Autore: Chiara Rabbiosi | Editore: Kosmos, 2018

Attraverso prospettive che attingono alle varie anime delle scienze sociali, e prevalentemente dalla geografia umana, il volume analizza come i turisti e le loro pratiche di consumo di oggetti, cibi e servizi trasformino i luoghi e le strategie di sviluppo dei territori. Molti spazi geografici sono infatti prodotti e plasmati in profondità da questi fenomeni. Non a caso numerose strategie di promozione del territorio in Europa si basano oggi proprio sulla costruzione di marchi e immaginari che mescolano merci e paesaggi, idee di autenticità e geografie del consumo transnazionali. In questo scenario, si avanza la tesi che la promozione turistica dei luoghi possa essere intesa non solo come costruzione di politiche istituzionali sollecitate dall’alto, ma anche come un insieme di strategie complesse che consentono la “messa in scena” di performance da parte di un’ampia gamma di attori, inclusi i turisti.

Recensione (Monica Meini)
Questo agile volume della collana geografica della casa editrice Mimesis cavalca un’onda nuova nel vasto e variegato campo di studi sul turismo, facendo emergere come il filtro della geografia culturale possa arricchire l’approccio economico. Un arricchimento che in questo contributo prende corpo grazie alla personalità scientifica dell’Autrice, frutto anche delle esperienze da lei condotte in vari centri di ricerca europei, e delle efficaci note contenute nella prefazione di Peter Jackson e nella postfazione di Caterina Cirelli.
I nuovi modelli di consumo turistico hanno portato a una rivalutazione dell’esperienza di viaggio, intesa più nella componente economico-gestionale che in quella antropologica dell’incontro tra culture. Come ci hanno insegnato Pine e Gilmore (1999), l’esperienza è diventata elemento centrale del prodotto turistico, in grado di influenzare le scelte del turista-consumatore, perché garantisce un valore aggiunto alle risorse primarie e secondarie. Tra gli esperti del settore, la comprensione di questo aspetto ha portato a concepire l’esperienza turistica come una dimensione economica di primaria importanza e le conseguenze nell’industria del turismo si sono manifestate attraverso innovazioni di prodotto e/o di processo, con enfasi sulle percezioni più che sui prodotti in sé. In letteratura è stato elaborato il concetto di turismo esperienziale, basato sul desiderio del viaggiatore di esprimere, attraverso la pratica turistica, una propria “vocazione” (Pollarini, 2010) o passione e dunque nuove forme di auto-rappresentazione e nuovi universi relazionali attraverso cui affermare la propria identità individuale e di gruppo. Sviluppatosi dunque nell’alveo delle scienze economiche, questo filone di studi ha fatto emergere quello dell’esperienza turistica come un fenomeno complesso che coinvolge vari ambiti di analisi, in quanto risultato di fattori cognitivi, emozionali e sensoriali difficilmente separabili, che riguardano il vissuto della persona in relazione ad uno specifico contesto fisico, sociale e culturale. Si spiega anche in questa prospettiva il passaggio concettuale dal “turismo” ai “turismi”, che negli ultimi venti anni ha prodotto una serie di studi in merito all’analisi e ai metodi di identificazione delle nuove nicchie di mercato e che ha codificato una serie di turismi motivazionali, definiti nel mondo anglosassone con il termine adjectival, specialty niche tourisms.
Resta invece generalmente incompreso il ruolo del territorio nella costruzione dell’esperienza, che diventa tanto più importante quanto più si intende promuovere un’offerta integrata. Restano infatti da affrontare o approfondire una serie di questioni: come si passa dalla domanda di esperienza dei singoli viaggiatori ad una economia dell’esperienza, ovvero all’offerta di esperienze organizzate a livello locale? Di più, fino a che punto l’economia dell’esperienza può avere impatti territoriali e contribuire positivamente alla costruzione dei luoghi? E ancora, come e perché il turismo, quale forma peculiare di consumo esperienziale, può divenire la chiave di volta per uno sviluppo sostenibile e per la valorizzazione dei territori come luoghi identitari? Domande alle quali il volume di Chiara Rabbiosi cerca almeno in parte di rispondere.
L’esperienza turistica ha luogo grazie a due tipi di relazioni, interne ed esterne al sistema turistico territoriale. Le configurazioni attuali si caratterizzano come l’espressione di un’offerta economica che emerge da un dato territorio per soddisfare i bisogni di chi si sposta dal proprio luogo di residenza e va in cerca di una completa immersione nell’esperienza di vacanza; ma è importante essere consapevoli della presenza di una forte componente di co-produzione da parte del turista nell’organizzazione di tale esperienza. Infatti, i turisti-ospiti vengono spesso considerati come partner-attori; anche dal punto di vista del marketing, come sostengono Coleman e Crang (2002), la partecipazione al processo produttivo della propria vacanza è l’elemento fondamentale che caratterizza l’esperienza turistica complessiva e la differenzia dall’approccio funzionale dell’erogazione/fruizione dei servizi. Questo approccio presenta punti di contatto con la prospettiva performativa e rimanda alla letteratura sulla performatività del turismo (Edensor, 2001; Ek et al., 2008), che a sua volta riflette la più nota discussione sull’autenticità delle destinazioni turistiche (MacCannel, 1973), quindi sulla loro fluidità come luoghi in costante costruzione, che si ridefiniscono attraverso le pratiche e i comportamenti dei visitatori.
All’interno di questo quadro interpretativo, il libro di Chiara Rabbiosi si interroga su come interpretare i luoghi del turismo in una prospettiva che sappia farsi interfaccia cognitiva tra la materialità del mondo e le sue rappresentazioni (p. 15). Il luogo viene assunto ad oggetto di studio come spazio delle pratiche ordinarie e come teatro quotidiano dove quelle pratiche vengono messe in atto, sottoposto continuamente a processi di produzione e di consumo interpretati come la somma di performance. Nella definizione di “territorio messo in scena” concorrono infatti “pratiche spazializzate, rappresentazioni dello spazio e politiche territoriali”, che vengono studiate con riferimento al turismo, assumendo la visione secondo cui quest’ultimo rappresenta una delle modalità più significative con cui il consumo prende forma spazialmente (p. 16).
La trattazione è prevalentemente teorica, soprattutto nella prima parte volta a delineare i nessi turismo- consumo e territorio-performance quali pilastri concettuali su cui è impostato il ragionamento, con frequenti richiami a categorie basilari del pensiero geografico. Dal quarto capitolo, il discorso diventa più empirico, mediante l’analisi di come il territorio è messo in scena e trasformato dalle pratiche turistiche, con il ricorso a una casistica rappresentativa di nicchie di turismo oggi di moda, come il turismo enogastronomico, dello shopping e del benessere.
Il libro può dunque essere considerato un prezioso punto di riferimento per gli spunti teorici che offre a chi intenda approfondire criticamente le geografie dei turismi e dei consumi, invitando a riflettere sulle capacità relazionali portate dai visitatori nei sistemi turistico territoriali e sull’opportunità di mettere a valore quello che l’A. definisce il “capitale turistico” dei luoghi, in un percorso di co-produzione di nuove mappe di significato.