Geografly: la mosca e la mappa

Di: Andrea Pase | Editore: Edizioni Bette, 2020

“Tutto parte da un dono ricevuto, una foto che riprende una mosca posata sopra una mappa. Piuttosto irriverente, come regalo per un geografo. Cosa ci può essere di maggiormente dissacrante per le preziose mappe, per le adorate carte geografiche, del più impuro fra gli insetti, frequentatore di luoghi alquanto malfamati, che con le sue zampette (sporche, è facile da credere) si accomoda tranquillo sull’immagine stessa della Terra? Da questa provocazione nasce un breve percorso, che in poche tappe esplora un terreno insolito, provando ad unire l’infimo e il sublime, l’anima e il mondo, seppur contando solo sulle fragili ali di una mosca”.

Recensione di Egidio Dansero
Questo è un libro che si presta a molte letture. Tutto d’un fiato, con l’ansia di capire dove quella mosca fastidiosa e curiosa voglia andare a posarsi. Oppure centellinandolo, a piccole dosi, come i brevi e rapidi voli di una mosca, irrequieta, che li alterna a momenti di immobilità, piena di riflessione e mistero. Diverse, magari molte, possono essere le riletture, perché la rapidità dello sguardo e dell’intuizione richiedono poi tempo per riflettere e fare connessioni, e forse questo fa la mosca, ferma, tutta intenta a pulirsi le zampette.
D’altra parte, ben due anni ci sono voluti prima che la foto, del 2015, che ritraeva una mosca su una mappa, di Alberto Schön, psicanalista, fotografo ed intellettuale eccentrico, arrivasse per le mani del geografo Andrea Pase, accompagnata dalla frase “Disse il calabrone alla mosca: ‘Vai a quel paese!’ E lei andò a cercare sulla mappa dove fosse, quel paese…”. E almeno altrettanto tempo perché quella foto, così curiosa eppure così banale (o viceversa), si facesse strada nella fantasia creativa del collega padovano inducendolo a scrivere questo libretto, nel difficile aprile 2020, ma solo per sé e per pochi amici, che l’hanno poi convinto a darlo alle stampe, leggero, inquieto e sfuggente come una mosca a qualunque tentativo di catturarlo, di appiattirlo su una possibile superficie interpretativa (come in fondo, anche il più convinto e francescano animalista vuol prima o poi fare con una mosca che, fastidiosa come solo lei sa fare, gli ronza intorno). E ancora tempo, perché dopo la prima veloce lettura, altre, più lente e meditate, si trasformassero in queste note bibliografiche.
Si tratta di un libretto elegante e ‘stiloso’, molto, nella sua carta di qualità, e nella fantasia e cura con cui si accompagnano testo e immagini, edito da una intraprendente, giovane e coraggiosa, casa editrice indipendente.
Proviamo a percorrere insieme il tragitto che il libretto ci propone, che già dall’indice appare curioso e disorientante, come il volo di una mosca…, appunto.
Una breve ma densa, quanto a riflessioni e suggestioni, introduzione di Alberto Schön, lascia il passo a – come definirla… – una rappresentazione teatrale o di danza in venti atti e quaranta pagine, un vero e proprio atlante di alcune delle possibili combinazioni e associazioni che una mosca su una mappa può generare. Riflessioni, ricette e domande, soprattutto domande, occupano leggere la pagina di sinistra, mentre a destra una o più immagini, allo stesso tempo confermano il testo e suggeriscono altre associazioni.
Curiosi (il plurale fa riferimento alle riletture e diversi stati d’animo che hanno suscitato), un po’ perplessi ma in fondo fiduciosi nei confronti dell’autore, noto e serio geografo, cerchiamo di comprenderlo, afferrarlo mentre, nel volo incomprensibile e tormentoso di una mosca, ci svela alcuni degli accostamenti alla base della sua ineffabile teoria geograflyana.
Sempre più divertiti e, in fondo, convinti lo seguiamo mentre varca l’ingresso di una nuova sezione chiamata bibliografly (che ci avrà messo dentro in quelle dodici pagine, “messe all’indice”?). E qui, pensando che alla fine ci avrebbe portato in spazi e voci (bibliografiche) più note, scopriamo di essere entrati in un suk, in una fiera d’altri tempi (o magari come quelli contemporanei in Cina, da dove potrebbe essere avvenuto il salto di specie che ha fatto entrare il covid19 nel mondo umano). La bibliografly è una vasta e stravagante libreria, o forse meglio gli scaffali di un’erborista, dove immagini, suoni, odori e sapori si accostano in connessioni come solo il volo di una mosca saprebbe mettere insieme.
Seguono il silenzio assordante e denso di domande di ben otto pagine bianche, popolate, una dopo l’altra, da mosche sempre più numerose, in attesa di altre, nostre e intime, riflessioni, immagini, connessioni su cui posarsi per poi ripartire. Si tratta di un ponte che l’autore ci lancia, tra il suo immaginario e il nostro, in un dialogo che continua sul web, in una sezione messa a disposizione dell’editore. Basta scrivere all’autore e all’editore, come alcuni del mondo della geografia o di altri mondi hanno già fatto, in un intreccio di suggestioni, sorrisi e intuizioni operose come tarli all’opera nello sgretolare certezze sul mondo e le sue rappresentazioni, dove serio e faceto ronzano inquieti e leggeri.
E continua la magia dei numeri. Dopo l’un-due-tre di Schön, le 40 pagine di voli, le 12 della bibliografly, le 8 del “zitti e mosca”, seguono 4 pagine di ringraziamenti e 2 di post-fazione, dove l’autore non smette di proporci un senso, per subito disorientarci con altre immagini e suggestioni.
Tra questi numeri da circo/inferenze mai chiuse, è questa la cifra che sorregge tutto il libro: immagine, associazioni, domande e riflessioni sospese tra certezze e dubbi. Una staticità di partenza, immortalata in una foto di una mosca su una mappa, si fa da parte per lasciare libera l’immaginazione nello spostarsi irrequieta, cogliendo momenti discreti in un mutamento continuo (una mappa è una tra le tante rappresentazioni di un mondo in continuo divenire) ponendo domande fondamentali tanto per la geografia, quanto per il mondo che da sempre cerca di rappresentare, tra i piani alti del potere e i sotto/scala degli altri ordini possibili. Ma il ragionamento si fa troppo serio e forsanche pericoloso: anche le mosche sono tutt’altro che innocenti e hanno i loro segreti (si chiamerà Moscad chi è incaricato di tutelarli?).
Geografia “on the fly”, fatta al volo, senza pianificare, ma attenti ai tanti e diversi suoni e partiture del mondo, sapendo cogliere nei tempi e scale giuste, il senso profondo di quelli che altrimenti apparirebbero fastidiosi e monotoni ronzii.

Filippo

https://web.uniroma1.it/memotef/users/celata-filippo