Cities in capitalism

Autore: Ugo Rossi | Editore: Polity, 2017

In what ways are cities central to the evolution of contemporary global capitalism? And in what ways is global capitalism forged by the urban experience? This book provides a response to these questions, exploring the multifaceted dimensions of the city-capitalism nexus. Drawing on a wide range of conceptual approaches, including political economy, neo-institutionalism and radical political theory, this book examines the complex relationships between contemporary capitalist cities and key forces of our times, such as globalization and neoliberalism. Taking a truly global perspective, Ugo Rossi offers a comparative analysis of the ways in which urban economies and societies reflect and at the same time act as engines of global capitalism. Ultimately, this book shows how over the past three decades capitalism has shifted a gear no longer merely incorporating key aspects of society into its system, but encompassing everything, including life itself and illustrates how cities play a central role within this life-oriented construction of global capitalism.

Recensione (di Matteo Bolocan Goldstein): 

Il recente lavoro monografico di Ugo Rossi conferma l’interessante traiettoria di riflessione di uno studioso da anni attivo nei circuiti internazionali e capace di maneggiare con disinvoltura letterature che spaziano dalla critical urban theory, di matrice prevalentemente anglosassone, alla geografia urbana ed economica con riferimenti più complessivi alle scienze sociali.

Cities in global capitalism ci offre una sistematizzazione chiara e pertinente di una problematica contemporanea indagata con approccio critico. Non appaia, questa, una considerazione di maniera. L’assunzione programmatica di un punto di vista, al pari dell’esplicitazione di obiettivi controllabili e di un’efficace organizzazione espositiva, rappresenta l’esito non scontato di una pratica assidua di ricerca in campo internazionale. Un aspetto, questo, rilevante, anche ai fini di una formazione superiore che aspira a qualificare – in particolare per quanto riguarda gli studi urbani – un’offerta che richiede contributi culturali aggiornati e non riduttivamente settoriali, capaci di sottrarsi ad anguste centrature nazionali.

L’obiettivo dichiarato di indagare il nesso geo-storico tra città e capitalismo globale anche alla luce della ‘grande contrazione’ che ha investito l’economia mondiale a partire dal 2007, è conseguito da un’originale sviluppo della riflessione in cinque mosse, corrispondenti ad altrettante dinamiche sociali stilizzate nei termini emergences, extensions, continuities, diffusions e variations. Tali chiavi interpretative mostrano quanto tutto ciò che associamo al termine ‘città’ rimanga invischiato e sussunto nel capitalismo globalizzato. Nondimeno,  l’interpretazione del fenomeno urbano – lo si afferma perentoriamente fin dalle prime pagine – è tutt’altro che univoca: le ambivalenze e le ambiguità che contraddistinguono i discorsi attorno al ruolo delle città – viste come incubatori d’innovazione sociale e al contempo come luoghi dello sfruttamento e della marginalità – rimandano al carattere complessivo del sistema capitalistico e alla sua evoluzione storica, non solo recente.

In questa prospettiva, risulta rilevante la scelta di collocare le emergences identificate nel I° capitolo – il potere finanziario, l’imprenditorialità e il capitale cognitivo – trattandole come condizioni dell’urbanesimo capitalista osservato nella lunga durata, vere e proprie matrici geo-storiche e istituzionali, potremmo dire (si parla a questo proposito anche di civicnees e institutional capacity), che hanno contribuito a strutturare e segnare il nesso capitalismo/città al centro dell’indagine.

Le dimensioni che entrano in gioco nel II° capitolo, riferito alle extensions, hanno evidentemente a che fare con la dimensione propriamente globale del fenomeno urbano, con ciò che viene anzi considerata la prima componente della globalizzazione neoliberale. Attraverso una rassegna critica delle differenti concettualizzazioni urbane ‘globali’ si afferma una considerazione delle città (e delle mega regioni urbane di riferimento) intese come specifiche spazialità in grado di interconnettere globalizzazione e capitalismo. Tali prospettive centrate principalmente sul ruolo dei nodi urbani, saranno messe in tensione da approcci diversi – il cosiddetto policy mobility paradigm, piuttosto che le riflessioni sul global urbanism o sulla planetary urbanization – che sottolineeranno vuoi l’estensione globalizzata dei circuiti di socializzazione sostenuti dalle nuove politiche e dai nuovi immaginari urbani, vuoi la pervasività geografica dei processi urbani diffusi nella dimensione planetaria.

Le continuities, presentate nel III° capitolo, trattano la seconda componente dei processi di globalizzazione, quella che rimanda al neoliberalismo e alla sua relazione immanente alla città capitalistica. Fatta salva la parentesi neokeynesiana dei 30 anni gloriosi, infatti, l’egemonia neoliberale si afferma nella svolta geopolitica ed economica avvenuta a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, esasperando processi di mercificazione dell’urbano e di espansione dei circuiti del consumo a sostegno della valorizzazione del capitale.

Dopo aver considerato l’essenza globale del fenomeno urbano e il ruolo del neoliberaismo, il IV° capitolo – diffusions – introduce alla critica del modello occidentale di civilizzazione dominato da una one-dimensional city coerente con il modello di vita statunitense. Una discussione critica di processi di colonizzazione capitalistica occidentale – catturati da immagini come  McDonaldization, Disneyfication o Guggenheimization – porta a considerare quanto la loro dominanza sia parte costitutiva degli stessi modelli di crescita e di governo delle realtà urbane mondiali.

Da ultimo, il capitolo – variations – significativamente introdotto dal paragrafo titolato Cities in and after the global economic crisis: the present as history, conduce il lettore a indagare i processi e le ambiguità costitutive della città per mezzo di tre figure esemplificative dell’ambivalenza della condizione urbana contemporanea: la socialized city, la dispossessed city e la revenant city.

Accennavamo in apertura a un lavoro incentrato su una problematica contemporanea; ebbene, la sua lettura rafforza l’impressione che il primo risultato raggiunto riguardi proprio la costruzione culturale del tema. Essa risponde evidentemente all’intenzionalità e all’approccio del ricercatore che, nel caso di Ugo Rossi, si mostra particolarmente sensibile e ricettivo, da un lato verso le correnti di pensiero post-strutturaliste di matrice francese (autori come Foucault, ma pure Deleuze e Gattari, segnano passaggi salienti della sua riflessione), d’altro lato, verso il pensiero critico post-operaista à la Toni Negri, per intendersi. Nulla da eccepire, chiaramente, tali contributi intellettuali influenzano da anni larga parte del dibattito nel campo delle scienze umane; quelli che invece possiamo considerare sono alcuni rischi impliciti in tali orientamenti. Un primo, ad esempio, rinvia all’impiego destoricizzato di alcune categorie interpretative tipico di molte riletture in chiave post-strutturalista del Marx dei Grundrisse e della riflessione attorno al general intellect (rimando alla puntuale critica svolta, a questo proposito, da Carlo Formenti in: La variante populista. Lotta di classe nel neoliberismo, DeriveApprodi 2016). Un altro rischio, a mio parere, è la messa in esercizio di categorie interpretative teoricamente assai raffinate – penso, solo per citarne due, a quella di biopolitica, di matrice foucaultiana, impiegata per smascherare le molteplici forme del dominio reale, o alla categoria schmittiana di stato di eccezione nella rilettura proposta da Agamben – ma che rischiano tuttavia di prendere il sopravvento sui necessari riscontri materiali ed empirici, i soli che permetterebbero di verificare la loro effettiva valenza interpretativa delle dinamiche reali.

Su un versante più direttamente riferibile alla teoria politica implicata in una prospettiva geo-storica materialistica, vorrei fare una considerazione conclusiva. La sensazione che si ricava da molte pagine del volume è che la centralità attribuita al discorso teorico sulla città (e l’importante esercizio di stile analitico proposto) lasci troppo sullo sfondo la composizione sociale reale nelle formazioni urbane, la loro convergenza relativa o differenziazione nei vari contesti, e l’emergere di vecchie e nuove soggettività politiche nelle città.  Se tale limite risulta giustificato in ragione del taglio panoramico che muove il volume, le istanze presentate nelle conclusioni, e l’esigenza espressa con decisione dall’autore di ri-politicizzare la vita urbana in una prospettiva di emancipazione, mi pare domandino una maggiore attenzione analitica all’equilibrio delle forze e dei soggetti reali in campo, trattando lo spazio urbano contemporaneo non tanto come semplice teatro di avvenimenti (sempre degni di incursioni colte da parte degli studiosi), ma come arene politicizzate e come laboratori di progettualità politica nello spazio.

Al netto di queste osservazioni conclusive, il volume mantiene intatto il suo interesse, esercitando uno stimolo fertile nell’avanzare un’osservazione critica sul mondo dalla specifica prospettiva urbana, in una fase di rinnovato contrasto tra cosmopolitismo dell’economia e di nazionalismo della politica, per dirla con Antonio Gramsci. In questo senso, ciò che siamo soliti chiamare globalizzazione non è affatto il ‘contenitore’ dei processi urbani ai quali siamo interessati, ma è esso stesso un processo geo-storico reale, costruito in forma dialettica da forme di regolazione socio-spaziale non omogenee e conflittualmente disposte in campo. Il compito di gettar luce su tali dinamiche risulta tanto intrigante, quanto impegnativo e merita dunque un impegno collettivo e persistente anche da parte degli studi geografici in Italia.