Anno: 2015

Margini d’Italia. L’esclusione sociale dall’Unità a oggi

Autore: David Forgacs | Editore: Laterza, 2015
I ‘margini d’Italia’ sono tutto ciò che si è scelto di relegare alla periferia fisica o simbolica della nazione: le popolazioni africane delle colonie, le zone meno sviluppate del meridione, i manicomi prima della loro chiusura, le baraccopoli delle grandi città e i campi nomadi di oggi. È indubbio che l’esclusione di alcuni soggetti e alcuni luoghi contribuisce a determinare l’identità culturale di una nazione. Nel nostro paese l’esclusione sociale non è sempre passata attraverso un progetto politico preciso, ma è sempre stata contrassegnata da un discorso pubblico che ha rappresentato luoghi e persone come marginali. Nel libro, le voci e le fotografie di coloro che hanno contribuito alla segregazione politica e sociale, o l’hanno combattuta, ci raccontano molto sul processo di formazione dell’Italia moderna. Il risultato è un ribaltamento di prospettiva nella considerazione della nostra identità, destinato a lasciare il segno nella storiografia italiana.

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Fare spazio. Pratiche del comune e diritto alla città

A cura di: C. Bernardi, F. Brancaccio, D. Festa, B.M. Mennini | Editore: Mimesis, 2015
Ripensando il tema del diritto alla città attraverso la nozione di comune, questo volume afferma un metodo utile a problematizzare il campo del discorso giuridico e, al contempo, a ripensare la spazializzazione del diritto. Dove la produzione del diritto investe la mutevole geografia del capitalismo, l’esperienza dei commons urbani ci parla di soggettività politiche eterogenee che abitano le città e che resistono alle logiche speculative della mercificazione, del consumo e della rendita. Questa spazializzazione del capitalismo a livello globale ci porta a ripensare lo spazio stesso, la sua produzione, il suo statuto simbolico, così come la sua organizzazione a diversi livelli scalari, in particolar modo in Europa.

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Nel solco degli emigranti. I vitigni italiani alla conquista del mondo

A cura di: Flavia Cristaldi e Delfina Licata | Editore: Mondadori, 2015
Un volume che ripercorre la storia di singoli migranti o di nuclei familiari che, dalla fine dell’Ottocento, hanno lasciato l’Italia fuggendo da sconvolgimenti politici, crisi economiche, alluvioni, siccità e miseria. Lavorando con molto sacrificio anche terre non adatte, il più delle volte, ad accogliere le viti, sono riusciti a trovare un futuro migliore. La loro dedizione li ha premiati perché presto hanno dato vita sia a paesaggi nuovi che a vini nati da vitigni italiani portati in terra straniera. Ventisei autori, coordinati da Flavia Cristaldi e Delfina Licata, hanno tracciato un percorso di “degustazione” di storie, immagini, racconti, narrazioni di ieri e di oggi raccolte in diciannove Paesi. Un viaggio che proietta il lettore nel futuro, stimolandone la curiosità alla ricerca di tutte le ulteriori interconnessioni tra mobilità, tradizione, fede, storia, cultura, economia e politica.

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Fermiamo il consumo di suolo. Il territorio tra speculazione, incuria e degrado

Autore: Paola Bonora | Editore: Il Mulino, 2015
Cosa intendiamo con consumo di suolo? Un prodotto della finanziarizzazione immobiliare e della rendita, di una pianificazione territoriale debole e compromessa, di ambiguità legislativa, e in più di speculazione, corruzione, opere inutili. Che significa disordine insediativo, invasione delle campagne, degrado paesaggistico e idrogeologico, incuria, ossia dissipazione dei patrimoni collettivi. Una formula di cui la retorica politica abusa senza che in realtà nulla cambi. È su questo che il libro ci invita a riflettere, analizzando lucidamente i contesti, i comportamenti, le implicazioni per la qualità della vita e dell’abitare, le relazioni sociali e le rappresentazioni culturali che concorrono a produrre e riprodurre il nostro ambiente di vita. E sottolinea l’urgenza di una coscienza del territorio capace di arrestare il processo e la sua irreversibilità.

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La logica del confine. Per un’antropologia dello spazio nel mondo romano

Autore: Gianluca De Sanctis | Editore: Carocci, 2015
Il confine rappresenta il simbolo delle relazioni che una comunità stabilisce al suo interno e con lo spazio circostante; costruire un confine significa separare, ma anche creare, inventare un luogo e dotarlo di regole proprie. Per rendere sicuri e inviolabili i confini i Romani hanno scelto la via della “sacralizzazione” o addirittura della “divinizzazione”, tentando di sottrarre i confini all’eventualità della revocabilità o della negazione a cui sono esposte tutte le creazioni umane. Per questo le morti sul o per il confine sono paradigmatiche e ammonitrici. Dalle storie che le raccontano si dipartono fili che legano tra loro alcuni nodi fondamentali della cultura romana – il rapporto con gli dèi, la costruzione dello spazio, il valore performativo dell’immagine, la nascita della legge, le regole del potere – che permettono di cogliere le ragioni di questa “ossessione” per i confini che costituisce uno dei caratteri più originali dell’antropologia romana.

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